Dalla fondazione al 1968

Nel 1907 in località Casaralta erano presenti un’officina del gruppo bergamasco Fervet e una succursale delle Officine Reggiane, che sarebbe poi diventata Società italiana generale munizioni ed armi (Sigma). A dirigere la succursale era venuto nel 1913 da Bergamo Carlo Regazzoni, perito meccanico, già dipendente Breda a Milano e direttore delle Officine ferroviarie italiane a Napoli. Tornato nella città natale come direttore tecnico della Fervet, dopo la Grande Guerra aveva maturato la decisione di mettersi in proprio.

Nel 1919, con l’apporto finanziario del modenese Cesare Donati, Carlo Regazzoni fondò la Società in nome collettivo Officine di Casaralta. Trasferitosi definitivamente a Bologna, aveva acquistato i fabbricati della Sigma ed una serie di macchine ed attrezzature dalle Reggiane. L’ambito prescelto, la riparazione e la produzione di veicoli e materiali per ferrotramvie elettriche, grazie all’espansione delle aree urbane ed allo sviluppo dei trasporti collettivi si rivelò scelta vincente con importanti commesse soprattutto dalle Ferrovie dello Stato. Nel 1925, erano circa 400 gli operai, tra meccanici, falegnami, elettricisti, verniciatori, impiegati nella realizzazione di carri ferroviari ma anche di semilavorati per altre aziende meccaniche.

Dal punto di vista politico va sottolineato lo stretto rapporto di Regazzoni con il gerarca fascista e poi Podestà Leandro Arpinati, che gli permise di ottenere cariche di responsabilità nelle Associazioni degli industriali a livello provinciale e regionale. Nel 1932 fu nominato anche Cavaliere del Lavoro. Nel contempo questo sostegno politico gli fruttò buone commesse sia in ambito locale che nazionale. Nel 1930, uscito di scena il socio Donati, nacquero le Officine di Casaralta di Carlo Regazzoni e C., divenute poi Società Anonima nel 1935.

Negli anni Trenta la Casaralta visse momenti difficili, a seguito dal rapporto privilegiato con le Ferrovie dello Stato che, pur mantenendo il lavoro legato alle riparazioni, risentì del calo di nuovi ordinativi. Il personale, forte di 850-900 addetti nel 1931, venne fortemente ridimensionato alcuni anni dopo, con il licenziamento di 320 operai. Alla fine del decennio, grazie all’intervento dello Stato tramite l’Iri e l’inserimento della Casaralta nel Consorzio dei fornitori delle Ferrovie dello Stato, arrivarono ordini di carri destinati all’Africa orientale italiana, favorendo una ripresa e buoni risultati d’esercizio

Negli anni della seconda guerra mondiale, la Casaralta lavorò in maniera esclusiva alla produzione di materiali bellici, ampliando notevolmente il proprio fatturato e utilizzando molta manodopera femminile, dato che numerosi operai erano al fronte. Nel 1944, alcuni pesanti bombardamenti distrussero parte della fabbrica, mentre a ridosso della Liberazione le truppe tedesche tentarono di razziare o danneggiare vari macchinari. In realtà, grazie alle maestranze e ad alcuni partigiani della Bolognina, gran parte delle attrezzature poté essere nascosta e dunque salvata.

Concluso il conflitto, i 186 addetti della Casaralta si occuparono di ripristinarne la funzionalità, sgombrando le macerie e operando le ricostruzioni necessarie. La ripresa fu rapida, pur nella difficoltà di reperimento dei materiali, ma il lavoro non mancava. Nel 1949, a seguito di nuove assunzioni, le maestranze erano salite a 719.

Il 1950 è considerato l’annus horribilis della Casaralta, alla crisi degli ordinativi il management reagì con una serrata e l’annuncio della liquidazione dell’azienda. Seguì l’occupazione della fabbrica da parte dei 700 dipendenti, che si protrasse per 80 giorni e generò un’ampia solidarietà. Alla fine della vertenza furono solo 250 i lavoratori riammessi in azienda. Gli espulsi, scelti tra gli attivisti del Pci e della Fiom che avevano preso parte attiva alla lotta, ottennero nel 1974 lo status di licenziato per rappresaglia-politico sindacale e i relativi risarcimenti.

Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1953, i figli di Carlo Regazzoni, Giorgio e Piero, entrarono nel consiglio d’amministrazione. A Giorgio, che assunse la direzione, si deve un rinnovato impulso all’azienda, con un ammodernamento del capannone e degli impianti, e con una produzione che insisteva su nuovi vagoni, carrozze ed elettromotrici.

Anche le relazioni interne migliorarono. Mentre Carlo Regazzoni aveva una concezione dei rapporti di lavoro molto tradizionale, che originava una forte conflittualità sindacale, il figlio Giorgio fu più avveduto, introducendo anche un sistema premiale e assistenziale per gli operai e le loro famiglie.

Le agitazioni sindacali ripresero solo nella seconda metà degli anni sessanta, quando l’esaurirsi dell’onda lunga del boom economico portò la direzione della Casaralta a procedere a nuovi licenziamenti.

Bibliografia

  • Officine di Casaralta, s.l., s.d.
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  • Carlo Regazzoni in I Cavalieri del Lavoro 1901-2001. Storia dell’Ordine e della Federazione, vol. I, Artioli, Modena, 2001, p. 480
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